Drago

La leggenda del drago risale quei fatati e mitici anni di Eracle (più famoso con il nome romano, Ercole) e delle sue dodici fatiche, in particolare all'undicesima. Esisteva infatti un giardino magico, il giardino delle Esperidi, al cui interno crescevano delle mere d'oro.

E l'undicesima impresa di Eracle, che era per i greci ciò che per noi è ora superman, consisteva appunto nel rubare le mele d'oro, che crescevano nel giardino delle Esperidi da un albero che Gaia (la madre terra) aveva regalato ad Era (la regina degli dei) per il suo matrimonio con Zeus.

Per fare la guardia a quel prezioso albero, era stato assunto un simpaticissimo animaletto: un Drago mangiauomini e sputafiamme che era dotato di cento teste che di nome faceva Ladone. La simpatica bestiola passava quindi il suo tempo nel giardino, attorcigliata attorno all'albero e abbrustolendo l'intruso di turno.

Eracle, che non era tanto dell'idea di diventare una wurstel umano, si mise a pensare come ottenere quelle mele e, alla fine, decise di chiedere l'aiuto di Atlante. Questi era un gigante che, avendo cospirato contro di Zeus, se ne stava per punizione davanti al famoso giardino, sostenendo il mondo sulle sue spalle. Eracle raggiunse quindi un accordo con atlante, secondo il quale lui avrebbe tenuto il mondo al posto del gigante, che avrebbe recuperato le mele al posto suo. E così, dopo avere ucciso con una freccia il mostro, Eracle prese sulle sue spalle il mondo. Ma al suo ritorno il gigante disse ad Eracle: << solo un paio di mesi e poi ritorno, programmando però di lasciare per sempre il mondo all'eroe, che non avrebbe potuto posarlo per andarlo a cercare. Ma Eracle capì l'inganno e agì anche lui d'astuzia: gli chiese di tenere solo un  ultimo momento il globo, per poter mettere delle pezze sulle mani. Il gigante appoggiò le mele e prese il mondo, a quel punto Ercole, invece di prendere le pezze, prese le mele e se ne andò ringraziando.

Ritornando al nostro drago, rimane solo da dire che Era, come ricompensa per il lavoro che aveva comunque svolto molto bene fino ad imbattersi in Eracle, lo piazzò in cielo, dove il mostro ancora oggi avvolge le sue spire attorno al polo nord.



© 2006 by Alessandro F. Dulbecco