L'aquila era sacra a Giove, al quale portava le saette da lanciare sulla terra.
Secondo una prima leggenda, l'Aquila fu incaricata da Giove, quando ancora questi si nascondeva sull'isola di Creta per sfuggire all'ira del padre Crono, di rapire il giovane principe troiano Ettore, figlio di Priamo ed Ecuba. Fatto ciò, l'Aquila fu ricompensata da Giove con un posto in cielo. Giove addestrò Ettore alle arti della guerra e così il giovane divenne uno dei più forti guerrieri di tutti i tempi e fu battuto solo da Achille.
In un'altra tradizione, l'aquila era incaricata di divorare ogni giorno il fegato a Prometeo, che, avendo sfidato Giove, era stato incatenato al monte Caucaso dal dio come punizione per aver rubato il fuoco per gli uomini.
A questa costellazione è legata anche una storia d'amore: l'Aquila (o Giove tramutatosi in Aquila) rapì il giovane Ganimede, figlio di re Troo (da cui Troia prese nome) e del quale Giove si era innamorato. Ganimede rimase sull'Olimpo come coppiere degli dei e la sua costellazione (detta anche Acquario) è proprio accanto a quella dell'Aquila
Un'altra storia d'amore racconta che Giove si era innamorato della dea Nemesi. Per non essere riconosciuto e per vincere la diffidenza della dea, Giove si trasformò in un candido cigno e chiese aiuto a Diana che, trasformatasi in aquila, fece finta di attaccarlo. Nemesi offrì riparo al cigno e gli permise così di rimanere con lei. In ricordo di questa bella avventura, Giove collocò in cielo un Cigno ed un'Aquila.
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